You are currently browsing the monthly archive for Aprile 2007.
penso che i cani siano gli unici animali che si addormentano su tutto…il mio Matisse si addormentava anche in piedi, o appoggiato sullo spigolo dello scalino…il massimo lo ha fatto quando per due ore non si dava pace perchè non riusciva a trovare un posto comodo…bè ha avuto la brillantissima idea di appisolarsi senza alcun “tatto” sui dei rami di rovo che il giardiniere aveva appena tagliato….che mito!
Sono parecchi i racconti aventi per protagonisti cani feroci o mansueti, a seconda dei casi, che a un certo punto della storia si mettono a parlare lasciando di stucco i loro interlocutori. Quelli che seguono sono solo alcuni esempi di tale razza canina. Un boscaiolo di Alzano stava facendo ritorno a casa dopo una giornata di duro lavoro nei boschi di Gavarno. Camminava lentamente lungo la mulattiera rischiarata un poco dalla fievole luce della luna. Ad un tratto notò davanti a sè un cane bianco che scodinzolava e sembrava desideroso della sua compagnia. Alquanto sorpreso per quella inattesa apparizione, ma abbastanza tranquillo per l’atteggiamento tutt’altro che minaccioso dell’animale, il boscaiolo proseguì il cammino, mentre il nuovo venuto scorrazzava un po’ davanti e un po’ dietro a lui. Arrivato vicino a casa e visto che il cane non accennava ad andarsene, anzi sembrava averlo eletto a suo padrone, il viandante gli si avvicinò e allungò la mano con l’intenzione di accarezzarlo. Ma la sua sorpresa fu grande quando l’animale, arrestatosi di colpo e aperta la bocca, gli chiese: “Che cosa vuoi da me?”. Ciò detto, se ne sparì nel folto del bosco, lasciando il boscaiolo con il braccio ancora proteso in avanti, in preda a un comprensibile terrore. Riavutosi un poco, si precipitò verso casa, ma non ebbe la forza di raggiungerla e cadde svenuto in mezzo alla strada. Qui fu trovato qualche ora più tardi dai parenti, allarmati per il suo insolito ritardo.
Domenica sono stato a casa nel pomeriggio, mi sono messo a disegnare. Dopo aver finito un “minareto” con le sue guglie, mi sono seduto in poltrona e ho letto un bel pò. Ho aspettato “Contro Campo” per vedere un pò di goals. All’improvviso, un flash. Mi sono ricordato di quando, con pochi anni sul groppone, apsettavo 90simo minuto, assieme a mio papà e mio nonno, con quella musichetta inconfondibile della sigla, la scrittina “Rai” che girava da un angolo all’altro dello schermo, gli inviati con delle giacche incredibili e l’effetto cromakey che faceva proiettare sulle loro cravatte le immagini dello stadio.
Mi sono venute in mente un sacco di sensazioni piccole e grandi che riportano indietro nel tempo. A volte mi scopro un pò malinconico. Ho scritto che il tempo passa ed è bello crescere, cambiare, camminare… ma a volte è anche bello spostare indietro quelle lancette e tuffarsi nei ricordi. Come le cene o i pranzi delle feste, con la famiglia al completo, quando senti l’odore di arrosto al mattino alle 8.00. Quando suona il campanello e arrivano gli zii con i regali di Natale, e ti ritrovi a sperare che siano giochi e non vestiti…
Oppure le vacanze, i giorni in montagna d’estate, mattino si studia e pomeriggio in giro per il paese a inventare giochi, a credere di poter salvare il mondo con un ramo di albero intagliato a mò di spada. Le vacanze di inverno, a sciare e poi alle 16.00 con il tramonto, sempre troppo veloce, ritirarsi in casa e bere un buon thè caldo, con la faccia ancora rossa, rigata dal freddo sole della pista.
Alla fine penso che è una ruota che gira, questa vita, adesso ci sono i nipoti, poi arriveranno i figli. E’ il momento di far provare sensazioni, gusti, gioie, dolori ai nuovi arrivati, a chi la famiglia la deve cominciare a vivere. Un domani potranno ricordarsi i momenti vissuti.
Farò di tutto perchè un domani si trovino, così come me, a chiudere gli occhi e sorridere pensando a quanto è stata bella la strada fino a quel momento…
Venne distrutta dai Goti nel 538 e fece quindi parte della pentapoli marittima assieme ad Ancona, Pesaro, Senigallia e Rimini. Sottomessa dai Longobardi di Pipino nel 755, passò tramite lui alla Chiesa. Nel dodicesimo secolo come libero Comune, riconobbe la supremazia di Venezia in cambio della protezione della Repubblica per i suoi commerci nell’Adriatico. Fu Signoria dei Malatesta fino al 1462 quando il duca di Montefeltro la riconquistò per la Chiesa. Sotto Napoleone entrò a far parte del regno italico e con il Congresso di Vienna del 1815 tornò nuovamente allo Stato della Chiesa. Nel settembre del 1860 grazie alle forze del generale Cialdini entra a far parte del regno d’Italia.
“L’immagine non è il nome, il nome non è la cosa, la cosa non è l’essenza”.
Renato Mambor è un protagonista della scena artistica sin dagli anni ‘60, quando a Roma si è formata una generazione di artisti e intellettuali, amici e compagni di avventura, che ha lasciato un’impronta indelebile nella ricerca culturale italiana.
Dopo il grande successo della prima parte di un progetto realizzato nel dicembre 2002, la Galleria Mascherino di Roma ha proposto nel 2004 un secondo appuntamento – sempre da me curato – con Mambor, mirato, come il precedente, a una rilettura del lavoro dell’artista in ambito <concettuale visivo>, del quale egli è stato un precursore e che è di grande importanza per le ultime generazioni di artisti.
Anche in questa seconda occasione ho inteso approfondire il lavoro di Mambor focalizzando l’attenzione sulla presenza iconica dell’Uomo che ha contraddistinto la sua opera a partire dal 1961 e che, passando per il teatro e le azioni fotografate, è stata ribadita anche nella più recente produzione.
Questa serie di lavori si estenderà, sempre in quegli anni, ad eventi in bilico tra i diversi linguaggi della pittura, della fotografia, dell’happening, della scena.
La mostra comprendeva inoltre due opere della serie Potatore , appositamente realizzate, dove l’esperienza visiva e cognitiva veniva riformalizzata in termini pittorici, congiungendo realtà e rappresentazione, e si concludeva con altri due lavori ideati per la galleria : l’opera a parete Renato d’Egitto , che si anima mediante i movimenti dello spettatore, e la grande scultura Il praticante e la lingua della Terra, opera che sottolinea la scelta metodologica dell’artista, interessato all’analisi dei meccanismi che determinano emozioni e azioni umane e che regolano la realtà.
GNAM Galleria Nazionale d’Arte Moderna,
Fino al 29 Apr: Renato Mambor – Separè. Oggetti scultorei
Mambor, nutritosi dei fermenti culturali romani degli anni Sessanta, ci colpisce con una installazione decisamente originale: la figura umana – soggetto cardine delle opere dell’autore – è messa in relazione con materiali, colori e tecniche eterogenei. Per Mambor colore, forma e materiali sono mezzi di produzione di segni, e i segni assumono valore conseguentemente alla percezione dello spettatore. L’arte è totalmente al servizio del suo fruitore, diventando mezzo di approccio per conoscere e osservare. €9
la pop art e i suoi artisti…
pop art
la pop art?’
eccola!
This is Pop!
La Pop Art internazionale 1956-1968
24 ottobre 2007- 27 gennaio 2008
La mostra fornisce – a cinquant’ anni di distanza da quella che viene considerata la data di nascita della Pop Art, il 1956 in cui apparve il celebre collage di Richard Hamilton “Just what is it…” una visione sintetica, ma di altissima qualità, dei principali temi e autori della Pop Art internazionale, considerati lungo un arco di tempo che va dal 1956 al 1968, data simbolica di chiusura sia dal punto di vista culturale che da quello sociale.
Attraverso circa 90 opere di 50 artisti, la mostra – suddivisa in 6 sezioni tematiche – propone una visione marcatamente internazionale, affiancando alle più note e celebrate versioni americane e inglesi del fenomeno, le letture autonome avvenute in particolare in Francia e in Italia, ma anche i casi singolari rappresentati da paesi come la Spagna e la Germania, assai meno studiati e scandagliati.
La mostra vuole, dunque, confermare la caratteristica degli artisti Pop come veri e propri ‘peintres de la vie moderne’ e, al contempo, evidenziare la complessità interpretativa nascosta spesso sotto la pelle delle loro immagini, rutilanti ma non per questo necessariamente superficiali.
Via della Pace Fino al 6 Mag:
Dipinti e disegni, per un totale di centosessanta opere, dell’autore bolognese per molti anni attivo a Roma, ma anche a Napoli, in Toscana e a Venezia. Carracci perpetua i dettami del Rinascimento italiano, realizzando opere fortemente realistiche caratterizzate da un cromatismo deciso. Il pennello del bolognese recupera i dettami classici della pittura, reagendo alle spinte manieriste del periodo, e si mantiene saldamente ancorato alla tradizione. Mar-ven h10-20; sab h10-23; dom h10-21. €9, rid. €7






Commenti Recenti